L'Arte Enstatica® di Franca Sacchi

A differenza della musica, della poesia e della danza, l'arte non ha a disposizione la dimensione del tempo. L'immagine ci si presenta davanti tutta insieme, simultaneamente, nella sua perentorietà. Non c'è un percorso, un'attesa, una progressione: è un confronto diretto, muto e forte.

Franca Sacchi ha attraversato numerose e diverse esperienze espressive, ha messo alla prova la sua sensibilità e la sua creatività in forme differenti, come la musica, la danza, il canto, il controllo del gesto, ma sempre con un preciso punto di riferimento: il punto di contatto tra il mondo interiore e la sua manifestazione.

 

Tutto ruota intorno a questo delicatissimo snodo del nostro vivere, il rapporto fragile e indispensabile tra le vibrazioni dell'anima e la manifestazione fisica, corporea, relazionale.

Accostandosi alla pittura quasi come uno sviluppo fisiologico e indispensabile di un percorso artistico continuamente variato e sensibile, Franca Sacchi indaga il limite tra lo spazio (vale a dire la dimensione caratteristica delle arti figurative) e il tempo (indispensabile per le fasi della elaborazione del dipinto, ma "riassorbito" nell'aspetto finale dell'opera).

E' qualcosa di molto simile al "varco" cercato da Montale: l'angolo sottile, il passaggio segreto, il filo che ci accompagna mentre attraversiamo il labirinto, il desiderio struggente di conoscere, persino di "vedere" qualcosa che sentiamo, avvertiamo, ma non riusciamo a descrivere. Ed è particolarmente significativo il fatto che i dipinti di Franca Sacchi siano intitolati "racconti": uno dopo l'altro, sono come pagine di una storia, di un'avventura.

D'altra parte, i quadri di Franca Sacchi sono astratti: Si presentano come campiture preziose d'oro su fondi compatti e neutri, in una consapevole rinuncia di qualsiasi "realismo": mancano del tutto volume, ombra, prospettiva, ipotesi di riconoscere forme riconoscibili, riconducibili a oggetti o situazioni. Il "racconto" si dipana lungo momenti affidati completamente alla sensibilità di chi guarda.

Formatasi come musicista, l'artista sa bene che il rapporto tra l'opera d'arte e il pubblico non si limita certo ad una banale esperienza dei sensi, ma deve passare attraverso una ben più profonda comunicazione interiore.

Come le note di un concerto, le pennellate d'oro non hanno un esplicito ed oggettivo "significato", ma ciascuno di noi ne coglie una risonanza, una vibrazione, un'eco diversa.

In questo senso, i quadri sono molto simili a quanto Franca Sacchi scrive a proposito del canto: per "favorire uno stato mentale di totale concentrazione e di

intenso sentire", la voce (o, nel nostro caso, la mano che regge il pennello) "viene considerata come uno strumento musicale".

Nel canto non vengono usate parole, e nella pittura non vengono proposte immagini realistiche, "perché sarebbe un limitare l'espressione di un sentimento molto forte e coinvolgente sia per chi canta o suona (o dipinge), sia per chi ascolta (o guarda).

Ecco che, nello stringente paragone con la musica e il canto, anche nella pittura si affaccia la dimensione del tempo, alla quale accennavo all'inizio. Nella loro immediatezza, i quadri di Franca Sacchi suggeriscono a che guarda l'immersione in un "tempo" interiore: nati dall'esperienza personale, ci vengono offerti come occasioni di un itinerario interiore. Onde, boccoli, gocce, nuvole, sagome: i tracciati dei segni sono frammenti di un alfabeto segreto da decifrare, forse anche di un'immagine da ricomporre. Sono una finestra aperta sulla libertà dei sentimenti, o forse, dato l'uso del metallo più prezioso e lucente, le schegge di uno specchio in cui veniamo inviati ad affacciarci.

Certo, l'eleganza "classica" dei quadri, il rapporto sempre riuscito tra formato, segno e colore, fa sì che i quadri di Franca Sacchi possano essere osservati in una chiave anche semplicemente formale: sono, per così dire, "belli" e piacevoli in sé, come espressione di un equilibrio formale dietro il quale si sente l'autorità serena di millenni di storia dell'arte.

Ma questo aspetto, sia pure appagante, è solo una parte di quanto ci viene offerto: l'inizio di un percorso, l'incipit di un "racconto" cui Franca Sacchi, con dolce fermezza, ci invita.

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