L'Arte Enstatica® di Franca Sacchi

ESSERE (giugno 1974)
 
Tutto ciò che io faccia ora (musica e danza in particolare) è il risultato di un lungo periodo di meditazioni, una presa di coscienza di me stessa globalmente.

Allora mi resi conto che il "discorso sull'evoluzione del linguaggio musicale" non solo non mi interessava più, ma mi dava fastidio, lo sentivo falso, forzato, schizofrenico, imposto sull'ideologia corrente, dalla quale però non avevo il coraggio di staccarmi.

Non sopportavo più questo modo alienato del "fare arte" (così simile del resto al "fare politica" o al "fare amore"), questa separazione arte-vita.

Inoltre, "compresi che il lavoro del poeta non consisteva nella poesia, ma nell'invenzione di ragioni, perchè la poesia fosse ammirevole". (Borges,L'Aleph)


Trovai il coraggio di essere veramente autentica quando capii (grazie al femminismo) perchè non avevo potuto esserlo e quando finalmente mi decisi a trasformare le mie esperienze in coscienza(musica, yoga, danza, e femminismo appunto).

Scoprii, o meglio, ammisi che quello che mi interessava più di tutto era me stessa, e la mia evoluzione, e che qualsiasi cosa io avessi fatto per essa, automaticamente si sarebbe riflessa nelle mie azioni(musica e danza in questo caso), nelle manifestazioni della mia esistenza.

Compresi anche che l'autenticità non consisteva, ovviamente, nell'intenzionalità del mio fare ("voler fare") precedente (che non ripudio) e neppure nella spontaneità semplice e immediata, ma in una "spontaneità consapevole".

Poter essere così all'istante stesso in cui si desidera essere, esattamente come l'impulso del momento detta, il prendere coscienza di questo istante realizzato, l'osservare se stessi nell'attimo in cui simultaneamente l'impulso affiora e si trasforma (si realizza) in azione, la simultaneità osservata dell'impulso e dell'azione.

Ora quindi non mi interessa più la produzione di creatività, bensì la manifestazione di creatività.

Non si tratta di una "tabula rasa", non mi illudo di liberarmi dai condizionamenti, semplicemente non mi identifico con essi.

Rifiuto l'organizzazione formale la ricerca di relazioni imposte ai suoni o ai movimenti la razionalizzazione dell'"esterno" il ritmo imposto.

Rispetto il ritmo vitale Non soltanto biologico, ma soprattutto ontologico.

L'operazione è quindi ora sul soggetto, non (più) sull'oggetto, è sull'essere vivente in quanto vivente ed in quanto essere.

Agisco su me stessa.


Non era cioè un ME STESSA semplice, bensì ricco di molteplici aspetti ed esperienze. Tra queste, quella spirituale ebbe anch'essa un proprio percorso. Fu in qualche modo anticipata dall'interesse per l'esoterismo, coltivato in me fin da piccola. E questo è un altro campo enorme in cui mi sono cimentata: medium, lavoro, con il pendolino, sedute spiritiche, prove di telepatia, tavolino, ecc.

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